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Riflessioni di un'Italiana in Francia.
Postato alle 21:30 di giovedì, 15 maggio 2008
Nuova pagina 1

La vita può prendere una svolta in un lampo, ciò che mi è appena accaduto.

Me lo aspettavo ma quasi non credevo che succedesse.

E' un misto tra gioia, paura, attesa, ansia, forza, nervi, carica.

E' un'enorme soddisfazione.

Mi sono sempre chiesta che fine avrebbe fatto il blog dopo questa notizia, mi sono chiesta se potrò continuarlo, se ne avrò la possibilità, se ne aprirò uno nuovo e questo andrà via con la vecchia vita.

Ho tante domande e nessuna risposta.

Rimaniamo che ci penso.

 

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Postato alle 14:43 di mercoledì, 07 maggio 2008

Come promesso il mese scorso, la rubrica: Ai quattro angoli di Parigi.è pronta anche per il mese di aprile

Benché questo mese sia stato molto "Parigino" La selezione del Mese di Aprile si riduce drasticamente ad un solo e unico luogo:

Le Point éphémère (fmr)

200, Quai de Valmy 75010 Paris. Métro: Jaurés (linea 2)

E' un solo luogo, ma ne vale per tutti.

E' un incrocio tra un'associazione culturale, un centro sociale, un pub, un ristorante e una sala di concerto, sulle rive del Canal Saint-Martin.

Il principio è semplice: si prende una birra e si gironzola tra la pista o il bordo del canale, con ottima musica e bella gente.

L'unico contro è che sulla tarda serata diventa il ritrovo degli Erasmus a Parigi, a volte troppo casinari e barcollanti.

Da provare.

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Categorie del post: parigi, giovani, cittĂ , pub , tendenze, rubrica ai quattro angoli di par Grazie per i vostri commenticommenti (2)

Postato alle 08:10 di venerdì, 02 maggio 2008
Sono stata citata da Viola per questo test. Eccolo qua.
 

REGOLAMENTO:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare e perché
- coinvolgere altre sei persone
- comunicare l'invito sul loro blog.


1 - Ricordare. Ricordare la mia casa, la mia famiglia, la mia infanzia con i miei fratelli, le liti, i sorrisi, i giochi. Mi piace ricordare il mio passato perché so che fa parte di me, che è in me, che sono così grazie a quel passato

2 - Esplorare. Mi piace conoscere i luoghi, andare e vedere, fotografare con la mia mente, per poi ripartire. Mi piace avere un mappamondo e spuntare i luoghi in cui sono stata, ripromettendomi di tornare, sapendo di non farlo.

3 - Raccontare. Chi sono e che ho fatto. Chi ero e perché. Cosa ho visto e perché voglio condividerlo. Mi piace raccontare aneddoti e storielle, mi piace vedere l'interlocutore interessato, adoro quando costui si appassiona e chiede di più.

4 - Organizzare. La mia vita, il mio lavoro, il mio futuro prossimo, quello lontano. Mi piace fare liste, schemi, elenchi puntati, mi piace riflettere, scoprire ipotesi, prevedere conseguenze, trovare soluzioni. Mi piace perché ho necessità di un ordine mentale, che si contrappone a quello fisico dello spazio che mi circonda. Mi piace perché l'improvvisato mi provoca ansia.

5 - I piccoli riti. Il caffé la mattina davanti a quei 5 siti web. La sigaretta dopo pranzo. Skype che squilla sempre alla stessa ora. Mi piacciono i piccoli riti e abitudini della mia quotidianità, senza i quali mi sentirei persa.

6 - La mia italianità. Anche se la rinnego troppo spesso. Mi piace perché mi distingue in questo paese, perché riesco a portarla dietro come bagaglio e come ricchezza
 

Passo la palla a : Velvety e Green in veste australiana

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Postato alle 16:39 di venerdì, 25 aprile 2008

Il 25 aprile. Fino a qualche anno fa ignoravo l'importanza di questo giorno.

Nei miei anni italiani, la mia adolescenza e i primi anni universitari, il 25 aprile era sacro. Era l'inaugurazione dell'estate: un rito.

Il 25 aprile era un'organizzazione di una settimana

i 3 kili di carne da prenotare

il vino rosso a 15 gradi

le prime magliette a maniche corte

le auto cariche di cibo, e la musica a palla

le code infinite sull'autostrada per raggiungere la meta

la vecchia casa al mare impolverata

il barbecue che non parte

"impuzzarsi" di fumo di carne e carciofi sul barbecue

con un vino caldo in un bicchiere di plastica con su scritto il nome

le bruschette che vengono divorate

le prime scottature per sottovalutare il quel sole cocente

le infradito

le guerre d'acqua con il tubo

la musica che esplode

gli invitati che non si conoscono e che diventano amici

i piatti di plastica che volano con il vento

il cibo che rimane e che nessuno vuole

il rientro, la doccia, e crollare sul letto fresco con la pelle che brucia per le prime ustioni.

Il 25 aprile era la scampagnata. Con amici cari, conoscenti, o estranei in una festa in cui ci si imbuca.

Oggi qui in Francia è giornata lavorativa, tutto è uguale, tutto è la routine. Se non fosse per Il Corriere non me ne sarei accorta.

Oggi il 25 aprile per me è una rilessione: è la resistenza, è i partigiani, è la liberazione, è la forza di un popolo, è tutto ciò che oggi non esiste più, che si è perso.  Come il mio 25 aprile.

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Postato alle 09:12 di martedì, 15 aprile 2008

Più che un commento sulla situazione politica italiana, mi limito a riportarvi aun'immagine di quello che siamo in Francia.

Niente di tragico, vi risparmierò gli occhi colmi di compassione su di me e le risate che i giornalisti si fanno in tv. Io qui vi riporto i titoli dei maggiori quotidiani.

Parto da sinistra:

Libération: L'Italie à la botte de Berlusconi.

E' un gioco di parole: "botte" significa "stivale", come l'Italia. Stare "aux bottes" è stare ai piedi di qualcuno: Berlusconi. L'immagine non è delle migliori: il Popolo italiano piegato ai piedi di Uno.

Il "Berlusconisme", si spiega ai lettori, è un insieme tra "nazionalismo e conservatorismo".

L'Humanité esordisce: L'Italie cède encore à Berlusconi. Sottolinerei il verbo "Cedere"nel senso proprio di sottostare al volere dopo un’iniziale resistenza, e di "ancora", che nella frase assume valore dispregiativo.

Passiamo al rigoroso, sobrio e autorevole Le Monde :Italie : Silvio Berlusconi obtient une large victoire aux législatives. Piuttosto obiettivo e neutro.

Spostandoci agli estremi, Le Figaro, noto quotidiano conservatore, sembra non voler puntare il dito sull'Italia. Infondo, in un angolo però troviamo: L'inusable «Cavaliere» séduit toujours l'Italie. Analizziamo ogni parola:"Inusable" : indistruttibile. Che non si logora. Come il Berlusca.Sempre sicuro di sé. Per tale motivo eletto.  "Séduit": io porterei direttamente i significati del De Mauro:

- 1a sviare dal bene persuadendo con lusinghe e allettamenti a compiere cattive azioni

- 1b indurre in errore, trarre in inganno

- 2a indurre una persona, spec. affascinandola, a iniziare una relazione amorosa

A voi le deduzioni.

Un'ultima curiosità: Bossi e la Lega in Francia non erano per nulla noti. Adesso ai giornali il compito di spiegare chi è questa novità.

La Lega è un movimento "xénophobe, sécessionniste et «europhobe»" ( Libération) e "régionaliste, xénophobe et antieuropéenne" ( Le Monde).

Il Figaro si limita proprio a OMETTERE.

Questo per il momento è tutto, non credo di lasciar spazio nel mio blog a isterismi patetici. Berlusca vince e lo si sapeva. Walter ha sbagliato a non rinnegare Prodi. La gente non l'ha votato per questo. Ora incrociamo le dita, perché in un modo o nell'altro quest'Italia si deve rialzare. Da codarda tuttavia tiro un sospiro di sollievo per poterla guardare da lontana.

Vi invito a tenere d'occhio "Piuma di bits" se vi va di dire la vostra. Vi premetto che il suo autore si trova in Australia, per cui concedetegli il margine del fuso.    

 

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Postato alle 09:52 di mercoledì, 09 aprile 2008

2 persone, 2 nazionalità, 4 lingue, 2 zaini, 1 twingo, qualche risparmio: Si Parte.

Niente è previsto, una sola notte prenotata, in quella Liège quasi dimenticata. Le eoliche, dopo la vista sull'aeroporto. Il Ring. Ci siamo.

Il Pot au Lait :

Non è solo il bar più antico di Liège, non è solo il locale più originale che esista (cliccate qui), il Pot au Lait è ben altro: è un ritrovo, è una chiacchera, è una sigaretta, è un benvenuto, è un addio, è una birra seguita da altre due, è uno sguardo, è l'inizio di nuove storie. Il Pot au Lait è nel cuore di ognuno che, per qualsiasi motivo, si ritrova in Wallonie (Uà-llonie, parce que les Belges disent We ! ) Ore 17. E' la prima tappa. Sarà anche l'ultima. Prendiamo il solito tavolo: ci guardiamo intorno incantati come due bambini. Tutto è rimasto così uguale, siamo noi forse i pesci fuor d'acqua. Una Chouffe a 1.80 € . Seguita dalla seconda, e dalla terza. Il timore di accendere una sigaretta in un luogo pubblico. Poi da lontano un volto conosciuto: è J, il medico tahitiano. Non si ricorderà mai. L'ebbrezza ci porta a salutarlo, lui solleva il sopracciglio ed esclama: "Je sais je sais....L'italienne et le français!" J. ci da il numero di S., che incontreremo la sera, che porterà a sorpresa F. e K. Saremo al Pot au lait. Come sempre. 3 ore. Ho perso il conto delle Chouffe. Un ultimo peké per finire la serata, i 25 anni suonati si fanno sentire, decidiamo di rientrare. La loro direzione è diversa: Il Carré. Comme d'hab. Solo che questa volta noi passiamo. Mi sa che quel tempo è passato. Trop forts ces Belges!

Il viaggio: si parte per l'Olanda. Senza meta, senza hotel. Direzione Utrech via Eindoven. Ma si arriva fino a su, Amsterdam. La riconosco appena senza neve. Lasciamo l'auto nel primo P+R, sbarchiamo in metro alla stazione centrale, carichi e motivati. Non sapevamo di dover passare le seguenti due ore a trovare un hotel. Putain on est vieux! Eh si, siamo in un limbo strano, non abbastanza ricchi e vecchi per poter permetterci la camera a 130 euro a notte, non più giovani e spensierati per dormire in un Hostel senza lenzuola, in un dorm 16 letti, col vicino ubriaco. A 20 anni si. Ora a 25 la visione cambia. Che tristezza. Sul punto di perdere ogni speranza troviamo un buon compromesso: Hoksbergen Hotel,  finestra con vista sul Canal Singel, accogliente, staff gentilissimo, colazione a volontà, camera minuscola, bagno ancora più minuscolo. Ma vista sul canale.

Amsterdam questa volta scopre il suo fascino, sfuggendo il Quartiere a Luci Rosse e i Coffee Shop genere Bull Dog. Sfuggendo ragazzini invasati ed eccitati. Solo noi, sui Canali, nei locali tipici olandesi senza l'ombra di un turista.

Il ritorno: Amsterdam, Utrecht, Antwerpen, Gent, Lille, Paris. Increduli commentiamo. 3 giorni per una vacanza strana, in cui passato e presente si mescolano, con un velo di nostalgia, ma con zero rimpianti. Si è chiuso il capitolo Liège, dopo 3 anni passati in un limbo. Comincia quello Paris. Con una nuova vita e nuove destinazioni.

 

 

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Postato alle 12:51 di mercoledì, 02 aprile 2008

Che cosa succede se si torna sulle orme del passato?

 

3 anni fa ero in piena esperienza di evoluzione-formazione: ero un'Erasmus in Belgio.

Un'Erasmus un po' atipica, una di quelle che sfuggiva dagli italiani e inseguiva i francofoni. Una di quelle che si faceva piacere per forza i Belgi ma poi era circondata da Francesi. Una di quelle che dopo un weekend di strapazzo e ore piccole durante la settimana faceva la secchiona, perché qualcosa dovevo pure imparare.

Una di quelle che ai festini preferiva saltare sul primo treno e andare ai quattro angoli dell'Europa, con l'amico fotografo a seguito (vedi link), senza GPS, con una lingua inventata per comunicare con le finlandesi.

La città galeotta (per altri motivi ) è Liège. Luik in flamand. Grigia e sporca, ma piena di vita, è la sua posizione geografica fa invidia a moltissime città: si trova a 20 minuti dal confine olandese, 30 da quello tedesco, 40 da quello lussemburghese, e un'ora dal francese. Da Liège, è possibile, visitare 3 Stati in un giorno, ciò che abbiamo fatto per 7 mesi.

A Liège ho dato una svolta nella mia vita. Lì ho capito che mi sarei dovuta fermare in un posto e che era l'ultima esperienza di libertà assoluta, senza legami e senza impegni. E' stato a Liège che ho deciso di vivere in Francia, è stato grazie a Liège che ora vivo a Parigi.

Sono passati 3 anni da quel momento, ho affrontato 2 lauree, un anno e mezzo in una triste città del Nord Italia, sono diventata abitudinaria e il weekend guardo un dvd sonnecchiando sul divano.

Questo lungo weekend sarà diverso: 4 giorni in giro per l'Europa. 4 giorni sulle orme del passato. 4 giorni passando confini. 4 giorni all'avventura. 4 giorni senza regole né programmi, senza prenotazioni né GPS, 4 giorni per sbarcare nella città galeotta, per assaporarla, per poi salire più su, verso quella Germania che mi ha incantato, e quell'Olanda che non conosco abbastanza.

Vi saluto oggi, e vi ritrovo la prossima settimana, per raccontarvi: come sempre.

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Postato alle 15:17 di lunedì, 31 marzo 2008

Oggi, ultimo del mese, inauguro una nuova rubrica: Ai quattro angoli di Parigi.

Come nasce: Nonostante la pigrizia del weekend spesso abbia la meglio, e un buon dvd a volte è la soluzione migliore, il nuovo proposito dell'anno 2008 è quello di scoprire Parigi, andando a giro in quegli arrondissements che spesso sono poco conosciuti, per assaporare meglio la vita parigina. Il motivo però è un altro: prevedo un trasloco, e stiamo cercando un buon compromesso qualità/prezzo.

Cosa: farò una piccola lista di pub incontrati per caso, luoghi incrociati di passaggio, in cui sono entrata per caso e che mi hanno piacevolmente sorpresa

Perché: per tracciare una mappa personale a Parigi di luoghi preferiti, e affinché anche voi, se vi ritrovate qui un po' per caso, possiate provarli e scoprirli.

La selezione del Mese di Marzo è la seguente:

Akita

40 rue des Petits Champs, 15002 Paris. Metro: Pyramides.

Il sushi per me è una dipendenza grave, e le mie dosi superano ogni limite.

Ho provato ristoranti giapponesi in ogni angolo di ogni città che ho visitato, con conseguenti dolori alla pancia e malox notturne.

Poi ho trovato per caso Akita, in rue des Petits Champs, in cui i ristoranti giapponesi si susseguono e la scelta può essere solamente fatta a caso. Ma questa volta ho avuto la meglio!

La zuppa è ottima: opaca e densa, cosa rara per un giapponese. Il menu è vario e si distingue per l'originalità, ed io che mi ritenevo un'esperta sono rimasta a bocca aperta innanzi al california roll, un incrocio tra un sushi e un california maki!

 

Bonnie Café

9, Rue des Récolletes 75010 Paris. Sul Canal Saint Martin.

In pieno acquazzone di domenica sera, una luce viola soffuso è diventata il rimedio a un ombrello rotto.

Ancora non mi ero resa conto di esser in uno dei locali più kitch e più cool che avessi mai visto.

Marylin e Biancaneve dominano sovrane sui muri rosa, viola e verdi, al bancone due giovanissimi usciti fuori da un'altra epoca senza aver bisogno di costumi o di recitare un personaggio.

Il menu è a basa di frutta. Cocktail, piatti, frullati e frappé. Ottimi.

Prezzi imbattibili. Un cocktail costa solo 7.50, contro i 10 negli altri locali. Domenica prossima sono di nuovo lì, ho deciso di concedermi questa piacevole abitudine.

 

Questo è tutto per Marzo, spero che ad Aprile il tempo migliori e le mie esplorazioni si intensifichino.

A presto allora con la nuova rubrica!

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Postato alle 12:55 di giovedì, 27 marzo 2008
Ho trovato per caso un sito,  in cui con un semplice clic si esprime la propria idea sulla propria religiosità.
Non bisogna specificare la religione, ma semplimente rispondere alla domanda "Do you believe in God?" con un Si o un No.
L'obiettivo è semplice: mostrare statisticamente quale percentuale di credenti c'è in ogni paese.
Naturalmente i dati non sono attendibili, c'è una differenza nel numero di votanti di ogni paese. I paesi più poveri hanno meno votanti perché l'accesso ad internet è meno diffuso.
Per cui prendiamolo come un campionario di utenti internet.
 
L'Europa: su 53276 votanti il 57 % non crede in Dio.
Ecco i destinati all'inferno: 21875        
         
 I Francesi con il 68 %, i  Belgi raggiungono il 70 %, la  Germania con il 65%,  l'Inghilterra al 66 %,  sorprendentemente la Spagna con il 68%. ( Ma qui credo ci sia lo zampino della politica di Zapatero).
Giusto per far sorridere un po': Città del Vaticano si piazza al primo posto tra i non credenti con ben il 100%, ma la spiegazione è semplice: un solo voto, un solo No.
Il Paradiso sembra invece essere pieno di :
 Italiani con il 64%, seguiti dai Portoghesi al 55 %, i Greci con il 59% ai quali si affiancano i nuovi arrivati dei Paesi dell'Est:  Rumeni al 71 %,  Albanesi al 100%.
 si distinguono tra i più pii:
 La Bosnia-Herzegovina: 82%
 Gli Emirati arabi: 81 %
e l'Intera Africa, Nord Africa e Medio Oriente.
A sorpresa per me:
 Stati Uniti con un 50-50%.
Per la classifica intera cliccate qui.
Alla luce di questi dati in me nasce spontanea una riflessione: pare che la religiosità dipenda dal Pil di un paese. (eccezioni a parte).
Dove si sta meglio si crede meno?
è la povertà che avvicina a Dio?
Io sono convinta che la religiosità dipenda da moltissimi fattori ma che i primi due da me elencati giochino tantissimo.

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Postato alle 17:37 di mercoledì, 26 marzo 2008
Cari lettori: sono stata premiata!
A quanto pare ho colpito per la" per la sua divertente epopea di un'italiana nel mondo dei mangiarane, con la speranza che non ci abbandoni mai"
Il mio ammiratore altro non è che il lettore numero 1 del blog, tale Greenvil che nel suo blog Piuma di Bits disserta ironicamente sulla situazione politica italiana, non risparmiando nessuno, MA PROPRIO NESSUNO.
Grazie Green, per aggiornarmi sulle disgrazie politiche italiane
Il Premio a me assegnato si chiama Dieci e Lode
Premio D eci e lode
e le regole sono le seguenti:
Che cos'è?

"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;

3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

Vorrei pertanto premiare i seguenti candidati, spiegandone le motivazioni:
- Il primo premio va a Viola, una ragazza estremamente acuta e dotata che si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato, ma che affronta la vita con grande coraggio trasformando la sua forza interiore in parole. Tra qualche anno la ritroveremo nelle nostre librerie, su questo ci scommetto.
Seguono non meno importanti:
- Velvetyscarlet : prima e assidua lettrice a cui auguro di coronare il suo sogno
- Sognointerrotto: una new entry che ha postato pochissimo, ma che ha la capacità di suscitare in me sensazioni già vissute e ormai lontane.
A voi ragazze la palla.
Buona premiazione

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